Perché il cancelliere dello Scacchiere apre alle idee dell’eccentrico Posen

“Una politica monetaria più espansiva porterà una più solida ripresa economica nella giusta e necessaria direzione”. E’ partendo da questo assunto che Adam Posen, eccentrico banchiere americano nel board della Banca centrale inglese, continua a esortare i colleghi che gestiscono i rubinetti della moneta globale a uscire dal “vecchio schema cognitivo” del rigore a tutti i costi. Le parole di Posen sono ancora anatema, o quasi, per i colleghi “moralisti” – come li ha etichettati il premio Nobel per l’Economia Paul Krugman. Leggi Posen, il keynesiano “charming” che chiede a Londra un po’ di liquido - Leggi Un banchiere stufo dei moralisti
27 SET 11
Ultimo aggiornamento: 18:46 | 6 AGO 20
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Non è un caso che le parole di Osborne siano state pronunciate negli Stati Uniti, dove la Fed è finora intervenuta in maniera più pronunciata a sostegno dell’economia reale. Non solo: in questi giorni, per la prima volta da anni, il Senato di Washington ha organizzato audizioni ad hoc per vederci chiaro nella crisi europea. E i relatori invitati, anche loro, hanno ipotizzato nuove modalità d’intervento della Banca presieduta da Jean-Claude Trichet. Nicolas Véron, economista del Bruegel Institute, ha illustrato alcune simulazioni sull’eventuale partecipazione della Bce al rafforzamento del Fondo salva stati (Efsf): “Ciò potrebbe essere compatibile con il mandato della Bce in base al trattato attuale e avrebbe un impatto nel fermare il contagio sui mercati”.
Un discorso simile a quello fatto ai senatori americani da Domenico Lombardi, senior fellow presso la Brookings Institution: “La possibilità di accedere a una linea di credito della Bce potrebbe, invece, assicurare una possibilità di finanziamento rapida, permettendo all’Efsf di ampliare la propria capacità finanziaria facendo leva su quel finanziamento, e solleverebbe la Bce dal ruolo di prestatore di emergenza, se non addirittura di ultima istanza, un ruolo estraneo al suo mandato originario”.
Conversando con il Foglio, anche un economista “classicamente liberale” come Stephen Grenville, docente alla Australian National University, chiosa: “La Bce, preoccupata con i problemi dei debiti sovrani, sembra dimenticare che è stata lei stessa ad aumentare i tassi ancora di recente, a luglio, perché i suoi zeloti dell’inflazione erano più preoccupati della stabilità dei prezzi che di ogni altra cosa”.